“Una passeggiata per Sommariva del Bosco”
Porta del Roero

La cittadina di Sommariva del Bosco, dal nome che suona dolce e musicale, fortemente evocativo, è considerata la ” Porta del Roero”, in quanto via e portale di ingresso ad un territorio straordinario come il Roero, dalle origini antichissime, caratterizzato dalle cosiddette “Rocche” terreni argillosi con spettacolari calanchi, fianchi ripidissimi, forre e piramidi a punte frastagliate…: una ramificata serie di anfratti che attraversa l’area da Bra fino a Cisterna d’Asti.

Sommariva del Bosco, anticamente “Summaripa” fa la Sua comparsa nella storia sin dall’anno 1059, anno in cui un certo Riccardo vende un appezzamento all’Abbazia di Caramagna, mentre nel 1199 si hanno testimonianze della partecipazione all’alleanza dei borghi roerini detta “Astisio” contro l’allora potenza astigiana.
Nel parco che circonda il castello, sotto le imponenti radici di alberi secolari si possono scorgere  le rovine del nucleo più antico del borgo, progressivamente demolito negli anni, a partire dal XVIII sec. per successive ricostruzioni ed arrangiamenti di tipo strategico. A circondare l’attuale collina dominata da un imponente castello, vi sono viuzze ed edifici del borgo disposti ad anfiteatro, seguendo un caratteristico e sobrio stile architettonico tipicamente rurale. Questa particolare urbanistica del centro storico presenta una interessante caratteristica detta dei “fucili visivi” o “cannocchiali prospettici” in quanto molte vie presentano un punto di fuga prospettico che coincide con il campanile di una chiesa o una torre del castello.

SENTIERO “PAESE DI FIABA” – Clicca per maggiori info

Sommariva del Bosco, “Porta del Roero”, dal nome così evocativo, quasi fiabesco, invita il visitatore a seguire la traccia di un percorso magico nel centro storico cittadino alla scoperta dei monumenti e degli angoli più suggestivi del borgo, adagiato sulla “somma riva” del confine occidentale del Roero.

Guida al percorso di visita

Il percorso si snoda tra le vie di Sommariva del Bosco ed è costituito da 16 stazioni.

Scarse sono le notizie storiche riguardanti la data di costruzione della confraternita delle Orsole .
Varcando un portale in legno intagliato e scendendo due gradini, si entra nella Chiesa che si trova nella piazza del municipio. Il soffitto e’ interamente decorato con motivi geometrici a cassettoni con rosette, greche, anfore azzurre con ghirlande dorate e finti marmi sulle arcate che dividono la volta in tre parti, ciascuna affrescata.
Una piccola scala in pietra porta al piccolo pulpito ligneo ed anche ad una stanza posta proprio sopra la sacrestia, in origine luogo di ritrovo per donne e fanciulle appartenenti alla confraternita.
All’esterno si può cogliere il complesso gioco di piani orizzontali e verticali, che, intersecandosi danno origine ad una gran quantità di forme rettangolari in cui sono inserite superiormente nicchie vuote sormontate da piccoli timpani triangolari ed una finestra a tutto sesto con timpano a mezzaluna affiancato da finte semicolonne, inferiormente l’ingresso e’ sormontato da un dipinto raffigurante S. Orsola e S. Angela Maria Merici, il tutto ancora incorniciato da coppie di finte semicolonne ioniche.
La chiesa ormai sconsacrata ospita delle esposizioni d’arte e mostre come quella di rosa rosae che si svolge tutti gli anni a maggio in occasione del Festival dei mieli “Amè l’amèl”.

La Chiesa del pilone venne chiamata così perchè antecedentemente alla sua costruzione risalente al 1571, esisteva già un “pilone” votivo dedicato a San Giorgio, noto protettore degli umili, Anticamente situata in mezzo alla campagna, a protezione ideale dell’ingresso a nord dell’abitato, questa piccola chiesetta ha dato anche il nome al tradizionale cantone settentrionale del borgo rurale.
La facciata reca due affreschi, uno raffigurante San Giorgio nell’atto di uccidere un drago e l’altro, la Madonna col Bambino in braccio ed in una mano un fiore bianco.
All’interno si possono notare due affreschi del pittore Giovanni Maria Borri dedicati a San Giorgio che guarda il paese e a San Rocco intento a guarire un ammalato affetto da piaghe, l’altare inoltre è sovrastato da un’ altro importante dipinto su legno raffigurante la “Madonna della neve”.

La leggenda vuole che il giorno 6 maggio 1685, un cieco che si fermò a pregare dinnazi all’effige della Madonna riacquistò la vista, ricorrenza che da allora diventò la tradizionale festa di Sommariva. A seguito di questo miracolo e ad altri eventi straordinari la comunità decise la costruzione del Santuario. Anticamente situato in campagna, in uscita dal borgo rurale dove un tempo indicava l’orizzonte della campagna senza edifici ed in direzione di Racconigi, fu costruito incorporando l’abside semicircolare di una cappella esistente, su una parete della quale è dipinta l’immagine della Madonna col Bambino, affresco risalente all’ultimo quarto del XIV secolo, oggi inglobato nell’abside e visitabile, sulla base di un progetto di Michelangelo Garoè con andamento ellissoidale ed una monumentalità alleggerita da pochi elementi decorativi che rendono nobile la struttura.
La facciata, con colonne e capitelli, con lesene addossate riprende in modo tipicamente barocco la tipologia costruttiva dell’interno. Il campanile ornato da quattro statue in pietra poste ai rispettivi lati al piano delle campane, ben s’inserisce nel complesso accentuando il senso di leggerezza. L’adiacente parte conventuale fu costruita a partire dal 1832.
All’interno la volta è sostenuta da grandi colonne rotonde, poggianti su una base quadrata e l’insieme è impreziosito dall’uso di materiali nobili come il marmo, stucchi e decorazioni in oro zecchino, sculture ed affreschi. Le pareti laterali sono scandite da cappelle dedicate all’Arcangelo S. Michele e a Sant’Antonio Abate. I due importanti quadri sono opere dell’ Operti. In una nicchia è custodita la statua della Madonna sul trono, a sinistra il pulpito è di pregevole fattura che riproduce il celebre affresco. Di notevole importanza l’affresco dell’abside,che studiosi attribuiscono al Turcotto, dai tratti gotici, raffigurante la Madonna che seduta tiene disteso in grembo il Bambino, con la mano destra protesa come in atteggiamento protettivo, mentre la sinistra solleva un libro di preghiere in cui secondo la leggenda sono scritti i nomi degli abitanti di Sommariva. Gli angeli che reggono la corona sulla testa della Madonna risultano essere un inserimento successivo dettato dal desiderio di impreziosire il dipinto ed onorare l’effige della Madonna stessa.

Chiesa e Convento di S. Anna conosciuta come “Chiesa del Convento” (sec. XVI)

Le origini della struttura risalgono al 1573, quando i Padri Serviti, cui erano stati affidati la cura della Chiesa e del Convento, insistettero presso le autorità ecclesiastiche per insediarvi la seconda Parrocchia.
Fu edificata una colonna quadrata all’angolo del sagrato con materiali recuperati dal preesistente pilone votivo. Fino al 1777 nei sotterranei della cripta che si estende sotto al pavimento della Chiesa stessa e del sagrato venivano sepolti i defunti, le spoglie dei quali ancora riposano.
Realizzata in cotto a vista, si caratterizza per la sua semplicità architettonica, con forme regolari.
Lo spazio interno, alto e arioso, custodisce lunette e finestroni rinascimentali, considerati tra gli elementi di maggior pregio dell’edificio insieme alle otto cappelle laterali ricche di marmi e stucchi di epoca barocca con alcuni ex voto. Nel coro la presenza di una lapide tombale marmorea testimonia la cura della Chiesa dei Padri Serviti, prolungatasi per oltre tre secoli, e cela l’accesso ai sotterranei sepolcrali del complesso, dove una notevole cripta occupa tutta l’estensione della Chiesa.
Il pilone quadrato, posto all’angolo del piazzale antistante, presentava ai quattro lati affreschi del pittore sommarivese Giovanni Maria Borri risalenti al 1855 di cui oggi rimangono solo finissime tracce all’occhio attento in quanto quasi completamente perduti.

La chiesa di San Giovanni Decollato, già chiesa di San Rocco, è conosciuta come chiesa dei Battuti Neri, situata nella antica piazza sottana, oggi piazza Roma. Si eleva ad una sola navata, con cappelle laterali formanti il braccio orizzontale della croce con il presbiterio alquanto ridotto in altezza.
Fu restaurata nel 1789 come riportato da un’iscrizione sull’altare di San Rocco, presentando notevoli stucchi anche sui due altari laterali risalenti al 1695. Alle pareti sono addossate due lesene in finto marmo di Verona, terminanti con capitelli corinzi dorati. Sovrastano due angeli in stucco con due trombe.

Chiesa del cantone meridionale del paese detta di San Sebastiano, situata lungo la Via Vittorio Emanuele, all’angolo della piazza che la tradizione popolare dedica allo stesso Santo, è una delle più piccole ma anche una delle più interessanti chiese di Sommariva. Attribuita al celebre architetto Francesco Gallo.
La sua costruzione, quasi certamente sui resti di un pilone, risale ai primi anni del settecento. L’esterno è esaltato da lesene e cornici con sapiente utilizzo del mattone a vista concludendosi con una particolare lanterna che completa la cupola.
Il campanile eretto adiacentemente ha forma robusta ma con sapiente alternarsi di linee rette e curve e sembra costituire un baluardo a protezione dell’abitato circostante. Particolare è il portone principale scolpito in legno con motivi floreali e geometrici.
All’interno si ha un’intensa luminosità data dalle ampie vetrate con motivi geometrici e floreali. La planimetria è ad unica navata con piloni che sorreggono la cupola. All’interno si può notare anche uno splendido pulpito ligneo recante la data del 1608, trasferito da altra chiesa è l’elemento di maggior pregio dell’intera costruzione. Sulla parete del catino absidale è presente una grande tela con il martirio di san Sebastiano, la Vergine e San Rocco, attribuito al pittore sommarivese Giovanni Maria Borri.

Conosciuta come Chiesetta del cantone del Rio, se ne hanno tracce già nel catasto del 1736, pur non avendo una data precisa di edificazione. La chiesa è stata edificata ai piedi delle antiche mura della piazzaforte sommarivese, ne sono visibili ancora alcuni resti risalendo la via verso la Parrocchia (Salita Soffietti).
Sullo sfondo dell’altare vi è una pala di pregevole manifattura e sulle pareti laterali ci sono due affreschi, l’uno di San Marcellino e l’altro la fuga dall’Egitto attribuibili al Giovanni Maria Borri.

Risalendo l’acciotolata salita Soffietti, sul lato destro della curva, sono visibili resti di antiche mura, addossate alla collina che sorregge il Castello , anticamente a difesa del “borgus vetus”.

Posta sulla dorsale della collina, in splendida posizione a totale dominio della pianura sottostante, risulta visibile a diversi chilometri di distanza.
Edificata dal 1730 al 1737 su progetto dell’Ingegner Emanuelli, fu consacrata nel settembre 1792.
La facciata alta e severa che si caratterizza per l’uso del mattone, è divisa in due parti da una cornice marcapiano sorretta da numerose lesene con piccole basi e a capitelli non ultimati. Nella parte inferiore, su una ampia gradinata si apre il portale maggiore, e più arretrati due ingressi laterali su gradinate di proporzioni più modeste. Nella parte superiore è inserita una grande finestra rettangolare, smussata agli angoli e sormontata da un timpano che presenta un’apertura circolare dove si può leggere la data di costruzione dell’edificio. Il campanile massiccio ed elegante, ricco di colonne e lesene, capitelli corinzi si presenta a cinque ripiani oltre alla cupola, elevandosi così in altezza per oltre 30 metri. Coevo alla costruzione della chiesa, racchiude 4 pregevoli campane.
L’edificio, internamente, si presenta a croce greca con notevole sviluppo in altezza della navata centrale che sovrasta in modo imponente le due laterali con relative cappelle. La volta a crocera formata dall’intersezione delle volte a botte dei quattro bracci è sorretta da quattro possenti pilastri. La trabeazione è sostenuta da 24 lesene terminanti con capitelli corinzi ad elevati zoccoli ben delineati. Ampi finestroni barocchi illuminano abbondantemente l’edificio e i ricchi affreschi, pregevoli opere dei primi anni del ‘900 del pittore Luigi Morgari (1857-1935).

Imponente fortificazione che sovrasta l’abitato del paese, per metà costituito dall’edificio originario che probabilmente risulta antecedente all’anno mille e sicuramente esistente nell’anno 1098. Caratteristica che ne fa uno dei più antichi e meglio conservati di tutto il territorio del Roero. La parte occidentale del complesso che si affaccia sulla pianura sottostante, si presenta come grande ala settecentesca con le caratteristiche di una grande villa o residenza nobiliare, mentre dell’antica struttura a piazzaforte circolare con le sue nove torri rimane il lato nord (foto 2), visibile dalla salita Carlo Alberto detta del “culumbè”; ne fanno parte tre massicce torri duecentesche cilindriche ed il grande torrione ottagonale che sorge nel cortile interno incorniciato da un gradevole loggiato del Benedetto Alfieri. Sotto le radici degli alberi del parco secolare che oggi circonda il castello si trovano le rovine del nucleo più antico del paese, progressivamente demolito nella storia per arrangiamenti di tipo strategico, oggi viuzze ed edifici sono disposti ad anfiteatro e circondano la collina, seguendo uno stile architettonico sobrio e tipicamente rurale.

L’attuale Palazzo civico che era un tempo edificio di pertinenza del Castello, è addossato alla collina che sorregge il castello stesso. Risulta suddiviso in un’ala ottocentesca ed un’ala seicentesca, quella rivolta verso la salita Boglione. All’interno è custodito lo stendardo della città risalente al 1400, testimone dei giuramenti dei borghigiani.